Marco Polo Team Wild Africa Motoraid 2008 - Etiopia


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Diario di bordo


18 -20 Gennaio 2008
Presentazione ufficiale del nuovo Raid : WILD AFRICA RAID 2008 - Etiopia



13 - 15 Giugno 2008
Il Marco Polo Team sara' presente al primo raduno Maxienduro in Italia

Martedi 22 Aprile 2008
Presentazione del Team a Padova, presso Casa In Luce, alla presenza dei
media.

18 Maggio 2008
Il Marco Polo Team, con Michele e Paolo, ospite del BMW GS Day a Zerobranco (TV) per promuovere e presentare il prossimo Wild Africa Motoraid.

13 Maggio 2008
Michele Orlando, team leader del Marco Polo Team, è stato testimonial italiano di Metzeler in occasione del lancio mondiale di un nuovo pneumatico per moto sport-tourer: Metzeler Roadtec Z6 Interact.
Teatro della presentazione l'sola inglese di Man, nella quale si svolge ogni prima settimana di Giugno, sin dal 1907, la famosa corsa motociclistica Tourist Trophy, conosciuta anche come TT, gara affascinante ma anche tremendamente pericolosa, a causa della sua lunghezza e del percorso che si snoda tra case, muretti, pali della luce e differenti condizioni climatiche.
Nel corso della serata del 13 Maggio Michele Orlando ha illustrato ad una platea di giornalisti, collaudatori ed addetti ai lavori i suoi lunghi raid e viaggi su due ruote, parlando anche della prossima avventura Wild Africa e spiegando quali caratteristiche ricerca in un pneumatico, per poter affrontare quelle lunghe cavalcate.
Il giorno successivo Michele ha potuto compiere, assieme ai tester delle principali riviste del settore, 3 giri del famoso circuito, il cui anello misura circa 60 km ( e che in gara viene percorso per 6 volte) nel quale tra pochi giorni prenderà il via l'edizione 2008 del TT, per provare le ottime caratteristiche della nuova copertura.
Accompagnava Michele anche un altro componente del Marco Polo Team, Marco Denicolò.

13-15 Giugno 2008
Il Marco Polo Team ospite in Toscana del primo Raduno Maxienduro in Italia. Proseguono gli allenamenti off-road dei piloti ed iniziate le riprese del nuovo film su MotoTv

18 giugno 2008
Marco Polo Team: Arte e Avventura

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28 Giugno 2008
Evento di presentazione uffciale presso Motorsport Padova di Wild Africa Motoraid

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31 luglio 2008
Marco Polo Team presenta il raid al Crazy Bull Caffè di Vicenza

23 Agosto 2008
Spedite via aerea le moto per Addis Abeba

Giovedi 4 Settembre 2008
Partenza !!!!!!!

Giovedi 13 Novembre 2008
serata di resoconto raid al Net Center

DIARIO DI VIAGGIO WILD AFRICA MOTORAID 2008



5-9-2008 Addis Abeba-Ghion (Wolisso) km.123: atterriamo presto ad Addis Abeba e troviamo, nell'hangar della zona cargo dell'aeroporto, le moto ancora imballate nel pallet. Ci diamo da fare per liberarle da cinghie ecc. e per sbrigare le pratiche doganali, il tutto sotto un bel sole caldo. Riattacchiamo le batterie, gonfiamo le gomme, mettiamo un po' di benzina, indossiamo l'abbigliamento tecnico in mezzo al piazzale e ….via! Addis è molto caotica ma anche molto colorata. Lungo la strada asfaltata per Ghion incontriamo numerosi vivaci mercati e ci rendiamo conto che bisogna fare attenzione a persone, animali, carretti ecc. Il panorama è verdissimo e spesso troviamo ai lati della strada capanne letteralmente immerse nell'acqua; siamo verso la fine della stagione delle piogge. Quasi a destinazione veniamo martoriati da un temporale fortissimo che però, quando cessa, ci regala un tramonto stupendo. Verso sera giungiamo a Ghion-Wolisso, presso l'ospedale del CUAMM-Medici con l'Africa, che ci accolgono con calore. La sera andiamo a dormire con le scimmie che strepitano fuori dal nostro lodge.

6-9-2008 Ghion-Wonchi Lake-Addis Abeba Km. 195: dedichiamo la mattina alla visita dell'Ospedale che abbiamo aiutato. Rimaniamo colpiti soprattutto dal reparto dei bambini malnutriti, alcuni dei quali sono gonfi per le conseguenze dell'assenza di cibo. Questi medici italiani sono straordinari e vivono il loro lavoro come una vera e propria missione. Verso le 13 partiamo per la risalita al vulcano Wonchi, sito ad oltre 3000 mt. Di quota. Il panorama è straordinario, rigoglioso, verdissimo e disseminato di capanne. La pista è sterrata con qualche tratto di fango e bisogna fare attenzione. Arriviamo alla sommità del vulcano e sotto di noi si apre uno spettacolo magnifico, con il cratere occupato da un lago azzurrissimo. Decidiamo di scendervi attraverso una difficile pista. Marco e Carlo cadono per fortuna senza conseguenze, ma la vista che godiamo è magnifica. Inizia a piovere e da queste parti è un problema; velocemente iniziamo a scendere di quota ma la strada inizia a diventare fangosa e scivolosa e siamo anche coperti da nuvole basse. Per fortuna arriviamo al villaggio di Ambo, alla base del vulcano, prima che la pista si trasformi in una fangaia.
Velocemente poi facciamo ritorno ad Addis.

7-9-2008 Addis-Bahir Dar Km. 554: tappa lunga ed impegnativa. Iniziamo con la salita ad un altopiano verdissimo percorso da molti etiopi che si allenano nella corsa; capisco il perché delle numerose vittorie alle Olimpiadi. Ad un certo punto deviamo dall'asfalto per raggiungere il monastero di Debre Libanos, dove respiriamo un'atmosfera di mistero e misticismo. Riprendiamo la strada principale, che ora sale di quota per tuffarsi poi, ad un certo punto, dentro le Gole scavate dal Nilo Blu. Rimaniamo estasiati ad ammirare il vecchio ponte, presidiato da militari, costruito dagli italiani durante la guerra, che scavalca l'imponente Nilo. Ci fanno compagnia alcuni babbuini che forse sperano di recuperare un po' di cibo. Attraversiamo emozionati il ponte, percorso da centinaia di persone a piedi, provenienti da vari villaggi; oggi è una festività particolare ed il Nilo diventa come un fiume sacro, per cui tutti vogliono bagnarsi o raccogliere l'acqua. La strada ora risale, e la temperatura ritorna verso i 20 gradi, mentre nella discesa al Nilo aveva toccato i 35 gradi. Attraversiamo altipiani e foreste, guadiamo un corso d'acqua e verso sera, stanchi, siamo a Bahir Dar, sulle sponde del Lago Tana.

8-9-2008 Bahir Dar-Cascate Nilo Blu Km.70: imbocchiamo una pista sterrata che, attraverso una moltitudine colorata di persone che si affaccendano davanti alle loro capanne per vendere qualcosa, ci conduce al sentiero per le cascate. E'impossibile proseguire con le moto perché la pioggia, che è caduta violenta nella notte, ha reso impraticabile la strada. Parcheggiamo le BMW sotto un albero affidandole ad un locale, previa lauta mancia. Con una guida iniziamo la camminata che in 45 minuti circa, attraverso scenari verdissimi, e dopo aver attraversato il Nilo su una piccola imbarcazione, ci conduce su uno sperone dal quale possiamo ammirare, estasiati, tutta la potenza di questa straordinaria massa d'acqua che si getta da un'altezza di quasi 40 metri. Nel percorso del ritorno vediamo anche alcuni giovani intenti a coltivare il Chat, un'erba-droga locale che molti masticano tutto il giorno. Il pomeriggio, a bordo di una barca "più stabile", attraversiamo anche il lago Tana e sbarchiamo su una piccola isola per visitare uno dei tanti suggestivi monasteri sparsi sullo specchio d'acqua

9-9-2008 Bahir Dar-Gondar km.165: tappa attraverso una delle poche strade asfaltate dell'Etiopia. La giornata è bellissima e la temperatura di circa 21 gradi. Giunti su un verdissimo altipiano veniamo attirati da una macchia di colore sull'erba : sono i panni colorati messi ad asciugare dalle donne che li stanno lavando nel ruscello sottostante. Sembra di assistere ad una scena di secoli fa. Scendiamo anche noi ai bordi del ruscello e suscitiamo la curiosità delle donne e dei bambini. L'atmosfera diventa gioiosa ed iniziamo a ballare con loro. Giungiamo nel pomeriggio a Gondar, detta la "Camelot d'Afirca". E capiamo il perché ammirando lo straordinario castello di Re Fasiladas, del 1600, circondato da un'imponente cerchia muraria; tutto il complesso è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Verso sera passeggiamo lungo le vie sporche e povere del paese, ed un po' di biscotti regalati ad alcuni bambini denutriti scatena una piccola rissa per accaparrarseli: la fame! Veniamo anche sfidati a calcio balilla da alcuni ragazzi e, su un vecchio bigliardino per strada, subiamo una vergognosa sconfitta per 6 a 2!

10-9-2008 Gondar- Lalibela km 356: partiamo con una temperatura di 10 gradi e dopo circa 90 km, l'asfalto scompare per lasciare il posto ad una pista sterrata che in alcuni punti diventa veramente impegnativa a causa del fango. Il fondo è spesso sassoso e con profonde buche e bisogna fare attenzione. La giornata è assolata ed i paesaggi sempre straordinari, anche se non bisogna distrarsi dalla guida. Marco ad un certo punto, in un difficile passaggio fangoso, rimane "impantanato" e solo con l'aiuto di alcuni locali riesce ad uscirne. Nella discesa da uno spettacolare passo a quasi 3000 mt di quota ci accorgiamo che il parolio sinistro della forcella della moto di Michele è partito e che tutto l'olio è fuoriuscito sulla pinza freno. Non c'è niente da fare e Michele dovrà affidarsi solo alla molla dello stelo, che renderà la guida un po' più nervosa e ballerina. Verso tardo pomeriggio, mentre inizia a piovere, prendiamo la deviazione per Lalibela. Per fortuna l'acqua cessa quasi subito e lascia il posto ad un sole pomeridiano che illumina lo straordinario paesaggio che si apre davanti a noi: ruscelli, montagne, verdi vallate punteggiate dal giallo dei fiori del Meskel e dalle capanne delle genti. Inebriati da tanta bellezza giungiamo verso sera nella mitica Lalibela. Prima che la luce scompaia (qui non c'è elettricità) facciamo benzina alle moto dalle taniche e poi andiamo a mangiare alla luce delle nostre lampade frontali.

11-9-2008 Lalibela - Dessie km. 288: la mattina visitiamo le straordinarie chiese rupestri di Laibela. Sono vere e proprie cattedrali scavate, o meglio incassate, nella roccia. Si tratta di incedibili opere d'arte che, a differenza di Petra, sono staccate dai blocchi di pietra dai quali sono ricavate. Aggirandosi per i cunicoli bui delle chiese, con il profumo di incenso che si diffonde e vecchi monaci che pregano, si ha l'impressione di essere tornati indietro di millenni. Ripartiamo in tarda mattinata e la strada sterrata si inerpica per un alto passo di quasi 3500 metri, dove la temperatura scende a poco più di 10 gradi. La discesa da questo valico è letteralmente spettacolare, con panorami straordinari che si aprono ad ogni tornante, giù nella vallata. Ma bisogna fare attenzione perché la discesa è ripida e naturalmente non è protetta. Ad un certo punto Michele viene avvolto da una nube di vapore proveniente dal motore e lo vediamo alzare un braccio e fermare la moto. Il raccordo del tubo del radiatore si è staccato e tutta l'acqua è uscita. Lavoriamo un'oretta per sistemare e fissare il tubo e rimettere l'acqua nel radiatore. Ripartiamo ma poco dopo Michele si ferma di nuovo con l'acqua in ebollizione. Il problema si ripeterà diverse volte, finchè non capiamo che si è formata dell'aria nel circuito. Facciamo così sfiatare il radiatore diverse volte ed il problema al momento sembra risolto. Tutto questo ci fa perdere diverse ore e così arriviamo a Dessie con il buio, attraverso però una stupenda e solitaria strada, sotto un cielo stellato incredibile e con la sorpresa anche di un paio di jene che ci attraversano la strada.

12-9-2008 Dessie- Addis Abeba km.388 : il percorso è misto, con tratti di asfalto rovinato che si alternano a sterrato e sassi. Dopo pochi chilometri, attraversando un paese, vediamo un uomo in camicia con una radio in mano, che ci fa cenno di fermarci. Passiamo dritti perché, da queste parti, è meglio essere prudenti ed evitare di fermarsi al segnale del primo sconosciuto. Peccato che questa volta lo sconosciuto fosse un poliziotto, anche se non in divisa. Risultato: veniamo fermati poco dopo da una decina di militari che ci dicono in malo modo di seguirli. Continuiamo a non fidarci perché alcuni sono in divisa ed altri no. La nostra guida è rimasta indietro con la jeep e così, con vari stratagemmi, prendiamo tempo finchè non arriva. Ma anche il suo intervento non sortisce alcun effetto e così risaliamo in moto e seguiamo i militari (speriamo..) a bordo di un pulmino. Mentre percorriamo alcuni chilometri attraverso un solitario sterrato, già pensiamo e temiamo un imboscata. Ma non sarà così perché effettivamente giungiamo ad una malconcia caserma di polizia dove, dopo un'ora, ne usciamo dopo qualche chiarimento e controllo. La strada sale ancora e ad un certo punto attraversiamo un tunnel fatto costruire dal Duce, all'ingresso del quale campeggia scolpito il suo nome. In prossimità di Addis Abeba il tempo cambia ed un violento nubifragio rende il percorso fangoso; piccoli guadi ed immense e profonde pozzanghere ci impegnano nella guida. Quando giungiamo ad Addis, nel tardo pomeriggio, noi e le nostre moto sembriamo delle sculture di fango

5-9-2008 Addis Abeba-Ghion (Wolisso) km.123: atterriamo presto ad Addis Abeba e troviamo, nell'hangar della zona cargo dell'aeroporto, le moto ancora imballate nel pallet. Ci diamo da fare per liberarle da cinghie ecc. e per sbrigare le pratiche doganali, il tutto sotto un bel sole caldo. Riattacchiamo le batterie, gonfiamo le gomme, mettiamo un po' di benzina, indossiamo l'abbigliamento tecnico in mezzo al piazzale e ….via! Addis è molto caotica ma anche molto colorata. Lungo la strada asfaltata per Ghion incontriamo numerosi vivaci mercati e ci rendiamo conto che bisogna fare attenzione a persone, animali, carretti ecc. Il panorama è verdissimo e spesso troviamo ai lati della strada capanne letteralmente immerse nell'acqua; siamo verso la fine della stagione delle piogge. Quasi a destinazione veniamo martoriati da un temporale fortissimo che però, quando cessa, ci regala un tramonto stupendo. Verso sera giungiamo a Ghion-Wolisso, presso l'ospedale del CUAMM-Medici con l'Africa, che ci accolgono con calore. La sera andiamo a dormire con le scimmie che strepitano fuori dal nostro lodge.

6-9-2008 Ghion-Wonchi Lake-Addis Abeba Km. 195: dedichiamo la mattina alla visita dell'Ospedale che abbiamo aiutato. Rimaniamo colpiti soprattutto dal reparto dei bambini malnutriti, alcuni dei quali sono gonfi per le conseguenze dell'assenza di cibo. Questi medici italiani sono straordinari e vivono il loro lavoro come una vera e propria missione. Verso le 13 partiamo per la risalita al vulcano Wonchi, sito ad oltre 3000 mt. Di quota. Il panorama è straordinario, rigoglioso, verdissimo e disseminato di capanne. La pista è sterrata con qualche tratto di fango e bisogna fare attenzione. Arriviamo alla sommità del vulcano e sotto di noi si apre uno spettacolo magnifico, con il cratere occupato da un lago azzurrissimo. Decidiamo di scendervi attraverso una difficile pista. Marco e Carlo cadono per fortuna senza conseguenze, ma la vista che godiamo è magnifica. Inizia a piovere e da queste parti è un problema; velocemente iniziamo a scendere di quota ma la strada inizia a diventare fangosa e scivolosa e siamo anche coperti da nuvole basse. Per fortuna arriviamo al villaggio di Ambo, alla base del vulcano, prima che la pista si trasformi in una fangaia.
Velocemente poi facciamo ritorno ad Addis.

7-9-2008 Addis-Bahir Dar Km. 554: tappa lunga ed impegnativa. Iniziamo con la salita ad un altopiano verdissimo percorso da molti etiopi che si allenano nella corsa; capisco il perché delle numerose vittorie alle Olimpiadi. Ad un certo punto deviamo dall'asfalto per raggiungere il monastero di Debre Libanos, dove respiriamo un'atmosfera di mistero e misticismo. Riprendiamo la strada principale, che ora sale di quota per tuffarsi poi, ad un certo punto, dentro le Gole scavate dal Nilo Blu. Rimaniamo estasiati ad ammirare il vecchio ponte, presidiato da militari, costruito dagli italiani durante la guerra, che scavalca l'imponente Nilo. Ci fanno compagnia alcuni babbuini che forse sperano di recuperare un po' di cibo. Attraversiamo emozionati il ponte, percorso da centinaia di persone a piedi, provenienti da vari villaggi; oggi è una festività particolare ed il Nilo diventa come un fiume sacro, per cui tutti vogliono bagnarsi o raccogliere l'acqua. La strada ora risale, e la temperatura ritorna verso i 20 gradi, mentre nella discesa al Nilo aveva toccato i 35 gradi. Attraversiamo altipiani e foreste, guadiamo un corso d'acqua e verso sera, stanchi, siamo a Bahir Dar, sulle sponde del Lago Tana.

8-9-2008 Bahir Dar-Cascate Nilo Blu Km.70: imbocchiamo una pista sterrata che, attraverso una moltitudine colorata di persone che si affaccendano davanti alle loro capanne per vendere qualcosa, ci conduce al sentiero per le cascate. E'impossibile proseguire con le moto perché la pioggia, che è caduta violenta nella notte, ha reso impraticabile la strada. Parcheggiamo le BMW sotto un albero affidandole ad un locale, previa lauta mancia. Con una guida iniziamo la camminata che in 45 minuti circa, attraverso scenari verdissimi, e dopo aver attraversato il Nilo su una piccola imbarcazione, ci conduce su uno sperone dal quale possiamo ammirare, estasiati, tutta la potenza di questa straordinaria massa d'acqua che si getta da un'altezza di quasi 40 metri. Nel percorso del ritorno vediamo anche alcuni giovani intenti a coltivare il Chat, un'erba-droga locale che molti masticano tutto il giorno. Il pomeriggio, a bordo di una barca "più stabile", attraversiamo anche il lago Tana e sbarchiamo su una piccola isola per visitare uno dei tanti suggestivi monasteri sparsi sullo specchio d'acqua

9-9-2008 Bahir Dar-Gondar km.165: tappa attraverso una delle poche strade asfaltate dell'Etiopia. La giornata è bellissima e la temperatura di circa 21 gradi. Giunti su un verdissimo altipiano veniamo attirati da una macchia di colore sull'erba : sono i panni colorati messi ad asciugare dalle donne che li stanno lavando nel ruscello sottostante. Sembra di assistere ad una scena di secoli fa. Scendiamo anche noi ai bordi del ruscello e suscitiamo la curiosità delle donne e dei bambini. L'atmosfera diventa gioiosa ed iniziamo a ballare con loro. Giungiamo nel pomeriggio a Gondar, detta la "Camelot d'Afirca". E capiamo il perché ammirando lo straordinario castello di Re Fasiladas, del 1600, circondato da un'imponente cerchia muraria; tutto il complesso è stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Verso sera passeggiamo lungo le vie sporche e povere del paese, ed un po' di biscotti regalati ad alcuni bambini denutriti scatena una piccola rissa per accaparrarseli: la fame! Veniamo anche sfidati a calcio balilla da alcuni ragazzi e, su un vecchio bigliardino per strada, subiamo una vergognosa sconfitta per 6 a 2!

10-9-2008 Gondar- Lalibela km 356: partiamo con una temperatura di 10 gradi e dopo circa 90 km, l'asfalto scompare per lasciare il posto ad una pista sterrata che in alcuni punti diventa veramente impegnativa a causa del fango. Il fondo è spesso sassoso e con profonde buche e bisogna fare attenzione. La giornata è assolata ed i paesaggi sempre straordinari, anche se non bisogna distrarsi dalla guida. Marco ad un certo punto, in un difficile passaggio fangoso, rimane "impantanato" e solo con l'aiuto di alcuni locali riesce ad uscirne. Nella discesa da uno spettacolare passo a quasi 3000 mt di quota ci accorgiamo che il parolio sinistro della forcella della moto di Michele è partito e che tutto l'olio è fuoriuscito sulla pinza freno. Non c'è niente da fare e Michele dovrà affidarsi solo alla molla dello stelo, che renderà la guida un po' più nervosa e ballerina. Verso tardo pomeriggio, mentre inizia a piovere, prendiamo la deviazione per Lalibela. Per fortuna l'acqua cessa quasi subito e lascia il posto ad un sole pomeridiano che illumina lo straordinario paesaggio che si apre davanti a noi: ruscelli, montagne, verdi vallate punteggiate dal giallo dei fiori del Meskel e dalle capanne delle genti. Inebriati da tanta bellezza giungiamo verso sera nella mitica Lalibela. Prima che la luce scompaia (qui non c'è elettricità) facciamo benzina alle moto dalle taniche e poi andiamo a mangiare alla luce delle nostre lampade frontali.

11-9-2008 Lalibela - Dessie km. 288: la mattina visitiamo le straordinarie chiese rupestri di Laibela. Sono vere e proprie cattedrali scavate, o meglio incassate, nella roccia. Si tratta di incedibili opere d'arte che, a differenza di Petra, sono staccate dai blocchi di pietra dai quali sono ricavate. Aggirandosi per i cunicoli bui delle chiese, con il profumo di incenso che si diffonde e vecchi monaci che pregano, si ha l'impressione di essere tornati indietro di millenni. Ripartiamo in tarda mattinata e la strada sterrata si inerpica per un alto passo di quasi 3500 metri, dove la temperatura scende a poco più di 10 gradi. La discesa da questo valico è letteralmente spettacolare, con panorami straordinari che si aprono ad ogni tornante, giù nella vallata. Ma bisogna fare attenzione perché la discesa è ripida e naturalmente non è protetta. Ad un certo punto Michele viene avvolto da una nube di vapore proveniente dal motore e lo vediamo alzare un braccio e fermare la moto. Il raccordo del tubo del radiatore si è staccato e tutta l'acqua è uscita. Lavoriamo un'oretta per sistemare e fissare il tubo e rimettere l'acqua nel radiatore. Ripartiamo ma poco dopo Michele si ferma di nuovo con l'acqua in ebollizione. Il problema si ripeterà diverse volte, finchè non capiamo che si è formata dell'aria nel circuito. Facciamo così sfiatare il radiatore diverse volte ed il problema al momento sembra risolto. Tutto questo ci fa perdere diverse ore e così arriviamo a Dessie con il buio, attraverso però una stupenda e solitaria strada, sotto un cielo stellato incredibile e con la sorpresa anche di un paio di jene che ci attraversano la strada.

12-9-2008 Dessie- Addis Abeba km.388 : il percorso è misto, con tratti di asfalto rovinato che si alternano a sterrato e sassi. Dopo pochi chilometri, attraversando un paese, vediamo un uomo in camicia con una radio in mano, che ci fa cenno di fermarci. Passiamo dritti perché, da queste parti, è meglio essere prudenti ed evitare di fermarsi al segnale del primo sconosciuto. Peccato che questa volta lo sconosciuto fosse un poliziotto, anche se non in divisa. Risultato: veniamo fermati poco dopo da una decina di militari che ci dicono in malo modo di seguirli. Continuiamo a non fidarci perché alcuni sono in divisa ed altri no. La nostra guida è rimasta indietro con la jeep e così, con vari stratagemmi, prendiamo tempo finchè non arriva. Ma anche il suo intervento non sortisce alcun effetto e così risaliamo in moto e seguiamo i militari (speriamo..) a bordo di un pulmino. Mentre percorriamo alcuni chilometri attraverso un solitario sterrato, già pensiamo e temiamo un imboscata. Ma non sarà così perché effettivamente giungiamo ad una malconcia caserma di polizia dove, dopo un'ora, ne usciamo dopo qualche chiarimento e controllo. La strada sale ancora e ad un certo punto attraversiamo un tunnel fatto costruire dal Duce, all'ingresso del quale campeggia scolpito il suo nome. In prossimità di Addis Abeba il tempo cambia ed un violento nubifragio rende il percorso fangoso; piccoli guadi ed immense e profonde pozzanghere ci impegnano nella guida. Quando giungiamo ad Addis, nel tardo pomeriggio, noi e le nostre moto sembriamo delle sculture di fango.

13-9-08 Addis Abeba-Goba Km. 445: La prima parte della tappa è su asfalto; un bell'asfalto dritto e ben tenuto, come non ne avevamo mai visti qui in Etiopia. Questa è infatti la strada che porta in Kenya e notiamo un certo traffico. La giornata è splendida e la temperatura sui 20 gradi circa e ogni tanto, ai lati della strada, notiamo qualche sciacallo divorare carcasse di animali. Lambiamo le coste degli spettacolari laghi vulcanici Langano e Abijatta e in tarda mattinata siamo a Shashemene. Qui facciamo il pieno alle moto e alle taniche di scorta sulla jeep. Da qui in poi infatti potrebbero esservi problemi di rifornimento, non solo perché non si trovano distributori, ma anche perché quei pochi che ci sono potrebbero avere solo gasolio. Ora l'asfalto sparisce e compare una pista sterrata. Nei giorni scorsi ha piovuto e ce ne accorgiamo perché il fango la fa spesso da padrone. Guadi e enormi pozzanghere ci impegnano, ma per fortuna i nostri tassellati, ancora in buone condizioni, ci danno una mano. Man mano che attraversiamo i villaggi la popolazione, e soprattutto i bambini, ci corrono incontro festosi. Notiamo però che diversi uomini sono armati di kalashnikov, ma non sembrano aggressivi. La pista ora sale, regalandoci panorami mozzafiato, dove il verde smeraldo degrada nel rosso della terra. Continuiamo a salire di quota, oltre i 3000 mt; comincia a fare buio e fa freddo. Ci vestiamo; la meta è ancora lontana. Con il buio che avanza tutto diventa più difficile, anche trovare la pista. Sassi e rocce ci costringono ad un'andatura prudente. Ad un certo punto ci troviamo di fronte ad un enorme masso; capiamo di aver sbagliato strada ma dobbiamo continuare per riprendere la pista giusta. Con fatica riusciamo ad infilare le moto tra un pertugio, anche se Michele piegherà la leva del cambio contro la roccia. La jeep deve tornare indietro perché non riesce a passare. La incontreremo più avanti, quando riprendiamo la direzione giusta. E' ormai buio pesto e siamo distrutti. Finalmente arriviamo ad un villaggio; ecco ci siamo, pensiamo! Invece un pastore ci spiega che alla nostra meta, Goba, mancano ancora 40 km, il che vuol dire più di un'ora di guida su queste piste! Siamo sconfortati ma ripartiamo. Quando finalmente alle 23 arriviamo a destinazione siamo affamati e stremati. Ma ce l'abbiamo fatta.

14-09-08 Goba-Sanetti Plateau-Goba km.84: oggi Michele e Paolo decidono con le moto di salire al Sanetti Plateau, uno straordinario passo a 4250 mt. di quota. Marco e Carlo invece decidono di riposare un po' il posteriore andando ad esplorare a piedi il parco naturale delle Bale Mountains; avvisteranno alcuni facoceri ed il poderoso Niala, un maestoso mammifero dalle ampie corna ricurve che vive solo in queste zone. Michele e Paolo iniziano l'attacco al passo in una splendida giornata di sole. Il percorso è sterrato ma ampio e sale deciso. La vegetazione rigogliosa man mano che l'altitudine aumenta lascia il posto ad un paesaggio lunare strepitoso, punteggiato da specchi d'acqua, praterie e vette. Riusciamo anche ad avvistare la rarissima Red Fox, un mammifero endemico della Bale Mountains. Il cielo ora si annuvola e la temperatura comincia a scendere. La pista, nell'ultimo strappo al passo, dopo una deviazione, si fa impegnativa e con le moto bisogna "galleggiare" sui bordi di profondi solchi di terra e sassi, facendo gli equilibristi in piedi sulle pedane. Finalmente l'impegno nella guida lascia il posto allo stupore quando "atterriamo" sullo straordinario plateau. Siamo a 4250 mt di quota e sotto di noi si apre a 360 gradi una vista spettacolare di paesaggi desolati e selvaggi. Fa freddo, il termometro delle moto segna 4 gradi e capiamo il perché del termine Sanetti, che in lingua locale significa "ventoso". Tira infatti un vento micidiale ed inizia a piovigginare, e così iniziamo la discesa, resa ancora più impegnativa dalle raffiche di vento che ci fanno spesso perdere l'equilibrio. Quando riappare la vegetazione e la temperatura si rialza, decidiamo di dare una lavata alle moto, che sono irriconoscibili, raggiungendo la sponda di un torrente e gettando acqua con le mani contro le nostre BMW; semplice ma efficace. La sera ci ricongiungiamo con il resto del gruppo scambiandoci le impressioni di questa emozionante giornata.

15-09-08 Goba-Sof Umar-Goba Km. 220: visita oggi, attraverso un percorso sterrato e sassoso, alle grotte di Sof Umar, una formazione di grotte create da un corso d'acqua che, dopo esser scorso in superficie, si infila sottoterra creando uno straordinario gioco di cavità, che possiamo vedere e visitare solo grazie alle nostre lampade frontali. Questo posto nel passato ed anche ora è inoltre un importante centro di culto per i locali, che nelle buie spelonche eseguono cerimonie e riti religiosi. Quando usciamo a "riveder le stelle" o, meglio, il sole, una mandria di dromedari si sta abbeverando al fiume, osservati da diverse scimmie divertite. Al ritorno incontriamo anche una testuggine gigante che, senza fretta, sta attraversando la pista.

16-09-08 Goba-Dila Km.302 : dobbiamo ripercorrere l'impegnativa pista che ci aveva condotto sino a Goba, per giungere a Shashemene. Da qualche giorno per fortuna i temporali sono cessati e così lo sterrato è più compatto. In compenso però ci si mette la polvere che spesso ci avvolge non facendoci vedere più nulla: poveri filtri dell'aria!. In un passaggio dentro un villaggio la moto di Michele, affrontando una profonda buca, si scompone al posteriore ed il pilota ed il mezzo, nonostante la bassa velocità, vengono proiettati in aria. Michele cade di schiena con la moto che gli finisce sopra. Paolo è il primo a soccorrerlo e, con l'aiuto di qualche abitante del villaggio, riescono a trascinare Michele fuori dalla moto. La spalla, la schiena e l'avambraccio sono doloranti e Michele teme di essersi rotto qualcosa! Nel frattempo controlliamo la moto: manubrio storto, rottura del supporto olio freno anteriore, rottura supporti borse, leve piegate. Sistemiamo il mezzo alla bell'e meglio, raddrizzando più o meno il manubrio con potenti colpi, sistemando le leve, legando il serbatoio olio con nastro americano ecc.. Per fortuna le protezioni dell'abbigliamento hanno letteralmente salvato la pelle a Michele, che però rimarrà profondamente dolorante sino alla fine del raid, tenendo però duro sino alla fine. Arriviamo a Shashemene stanchi ed un po' provati e, dopo un veloce spuntino, via sull'asfalto per gli ultimi 80 km di tappa. La vegetazione ora cambia nuovamente e diviene rigogliosa, con palme, banani ecc, tanto da sembrare di essere in una zona tropicale. Arriviamo a Dila con il buio ed andiamo a dormire in una bettola senza luce frequentata da prostitute. Ma siamo troppo stanchi per notare loro e la sporcizia che ci circonda.


17-09-08 Dila-Yabelo km. 292: Sveglia all'alba. Michele è ancora dolorante per la caduta e deve ricorrere ad analgesici. Zoppica e deve farsi aiutare ad indossare la giacca per il male alla spalla, ma una volta in moto….è sempre lui. Prima parte della tappa su asfalto. Il paesaggio, man mano che si scende a sud, cambia rapidamente; la vegetazione rigogliosa e quasi tropicale ora sta lasciando il posto a paesaggi brulli e alla savana, fatta di terra rossa, di enormi acacie e di altissimi (fino a quasi 2 metri) termitai. Arriviamo a Yabelo per pranzo. Questo paese è l'ultimo avamposto di una certa importanza prima di affrontare, domani, le terre impegnative dell'Omo. Mangiamo velocemente, scarichiamo i bagagli e poi via verso il cratere di El Sod, circa 120 km a sud. Lungo il torrido nastro d'asfalto avvistiamo, ai lati della strada, alcune Zebre ed Antilopi che corrono nella savana. Giunti ad El Sod dopo una pista sterrata di circa 50 km, dove rimaniamo impressionati dall'enorme cratere, ora occupato da un lago salato, del vulcano che si apre sotto di noi, percorriamo altri 20 km e giungiamo nella zona dei "pozzi cantanti". Le popolazioni di questi posti, per poter abbeverare il bestiame, hanno scavato profondi pozzi nel terreno e, con una catena umana di diverse persone, tirano su l'acqua con grossi secchi di legno. Per darsi forza intonano dei canti suggestivi che, provenendo dal profondo dei pozzi, hanno dato loro quel nome. Lo spettacolo è impressionante e suggestivo nello stesso tempo, e non possiamo non pensare a quanta acqua spesso sprechiamo da noi. Rientriamo velocemente a Yabelo e, dopo una cena a base anche di spaghetti, ripieghiamo a letto.


18-09-08 Yabelo- Turmi. Km. 294: iniziamo la giornata scoprendo, nello spiazzo dove sono parcheggiate le moto, che Carlo ha bucato al posteriore. Smontiamo la ruota e la camera d'aria e la sostituiamo con una nuova, mentre ripariamo quella bucata con pezza e mastice. L'operazione ci porta via un'ora circa e quindi partiamo. La pista è bellissima e sale di quota in mezzo alla vegetazione. Ogni tanto scorgiamo dei cespugli di incredibili rose selvatiche che danno un tocco di colore emozionante al paesaggio. Arriviamo per pranzo a Konso, impolverati ed affamati. Dopo esserci rifocillati partiamo e, dopo un paio di larghi guadi, la pista diventa spettacolare, regalandoci degli scorci incredibili sulla Rift Valley che si apre sotto di noi, con l'immensa foresta solcata dal placido fiume Omo. Alcuni impegnativi passaggi con grossi ciotoli ci aprono la strada ad una pista emozionante in mezzo alle montagne. Ad una sosta Michele scatta una foto ad una delle moto che transitano, inquadrando nell'obiettivo anche alcuni pastori nomadi che vengono a piedi in senso contrario…peccato che sono armati sino ai denti. Uno di questi si para davanti a Michele estraendo un grosso machete, mentre un altro posa la mano sul Kalashnikov che porta a tracolla. Michele cerca di parlamentare un po' per prendere tempo e solo l'arrivo della guida (indispensabile in queste zone) a bordo della jeep sblocca la situazione. La pista ora attraversa la savana ed a tratti è sabbiosa. E' veramente una goduria guidare qui e, se non fosse per i rischi, verrebbe da aprire il gas. Verso sera, dopo aver attraversato un altro guado, arriviamo a Turmi, dove facciamo campo in alcuni bungalow.


19-09-08 Turmi- Omorate-Turmi Km 173: Oggi andiamo a visitare le popolazioni che vivono al di là del fiume Omo. La lunga pista che ci conduce sulle sponde del fiume è emozionante ma impegnativa, con grossi solchi di ghiaia e terra che bisogna fare attenzione ad evitare. In più la temperatura diventa feroce, con il termometro della moto che arriva a segnare 42 gradi! Giungiamo sulla riva del fangoso Omo e recuperiamo alcune "imbarcazioni" costituite da grossi tronchi scavati, guidati da un indigeno che governa la "barca" con una lunga pertica con la quale contrasta la forte corrente. Non so come ma riusciamo ad arrivare dall'altra parte ed andiamo a visitare un villaggio Dhasanech. Le capanne sono disposte a circolo, dentro un grande recinto protetto da arbusti. Le donne sono molto belle e colorate, con tatuaggi, monili e fregi che le abbelliscono i corpi. Vi sono anche vecchie e bambini mentre tutti gli uomini sono a pascolare le poche bestie. Notiamo delle buche scavate a ridosso del recinto e ci spiegano che sono delle specie di trincee nelle quali gli uomini di notte montano la guardia. Mi raccontano infatti che la due settimane prima una tribù vicina aveva tentato di rubare del bestiame; vi era stato uno scontro a fuoco (ecco il perché di tante armi) con diversi morti da una parte e dall'altra….! Ritorniamo alle moto, rifacciamo una parte della pista a ritroso ed imbocchiamo una deviazione nella savana. La pista è strettissima, dominata dalla vegetazione e le moto fanno fatica a passare. Dopo alcuni passaggi impegnativi arriviamo sulle sponde di un largo fiume in secca. Lasciamo le moto e a piedi ci avviamo per cercare di assistere ad una delle celebrazioni più incredibili di tutta l'Africa: il Salto del Toro, della popolazione Hamer. Quando arriviamo nella zona deputata sono già iniziate le danze, con le donne bellissime dai corpi colorati e con le schiene scarnificate da vere e proprie frustate che, come da cerimonia, gli uomini provocano loro. Vengono ora posizionati diversi tori, non senza difficoltà, uno accanto all'altro, con un giovane nudo in fondo. Questi deve con un balzo saltare in groppa al primo toro e quindi camminare senza cadere sul dorso degli altri, andata e ritorno. Questo sancirà il suo ingresso nella maturità e nella comunità. In caso di fallimento verrà picchiato e schernito. Per fortuna il forte giovane riesce nell'impresa. Emozionati ed impressionati riprendiamo le moto e, dopo questa giornata intensa, raggiungiamo nel tardo pomeriggio il campo.


20-09-08 Turmi-Dimeka-Turmi Km. 74 : Pista sabbiosa diretta al villaggio di Dimena, dove oggi si tiene un importante mercato. Appena vi giungiamo veniamo colpiti dai colori e dalla confusione di questo incredibile posto, dove i popoli Hamer e Banna si incontrano per scambiare e vendere i loro prodotti. Sparsi sul terreno, sopra teli colorati, vi sono sementi, spezie, stoffe, articoli di artigianato, frutta, verdura ed altro. Contrattando riusciamo anche a comprare qualcosa, ma il più abile di tutti nello scendere di prezzo è sempre Carlo. La giornata trascorre così piacevolmente, allietata anche, lungo la pista del rientro, da alcuni indigeni che per noi eseguono danze e balli.


21-09-08 Turmi-Murulle Km. 58 : con una bella ma impegnativa pista di sabbia e terra giungiamo nuovamente sulle sponde del fiume Omo, che attraversiamo questa volta a bordo di un barchino a motore. La temperatura oggi è infernale e supera i 40 gradi. Quando giungiamo sull'altra riva abbiamo la "simpatica" sorpresa di apprendere che per raggiungere il villaggio Burmi, nostra meta, dobbiamo camminare per circa un'ora. Ci trasciniamo sotto un sole cocente come inebetiti dal caldo, con una borraccia a testa che presto finisce. Il paesaggio è arido e non si incontra nemmeno un arbusto sotto il quale ripararsi. Quando giungiamo al villaggio siamo stravolti e preoccupati per il …ritorno. Questo popolo è caratterizzato da donne bellissime, che adornano i propri corpi con pesantissime e coloratissime collane. Ma anche nel villaggio non c'è ossibilità di ripararsi dal caldo e di ristoro, e così non possiamo fare a meno di pensare alla vita dura che conduce questa gente. Riusciamo a "sopravvivere" alla marcia di ritorno e riprendiamo la barca. Ritroviamo però il pilota completamente ubriaco il quale, con una manovra senza logica, molla gli ormeggi prima di aver acceso il motore. Risultato: la barca viene presa dalla forte corrente mentre il nostro amico si affanna per accendere il piccolo fuoribordo, e noi ci preoccupiamo al pensiero che l'Omo si butta sulle cascate del Nilo Blu…Per fortuna il motore si accende e dirigiamo a tutta birra sulla sponda opposta. Peccato che il pilota non rallenta minimamente e così ammariamo violentemente sulla riva tipo…sbarco di Normandia! Ritorniamo al campo, dove montiamo le tende e la sera mangiamo sotto una stellata incredibile


22-09-08 Murulle-Mago Km. 88: ci attende oggi una delle tappe più dure e con maggiori incognite, che prevede l'attraversamento del parco del Mago, uno dei più selvaggi dell'Africa. Prima di affrontarlo ci fermiamo a visitare un villaggio Karo, (le cui genti si adornano con un chiodo che buca il labbro inferiore) sito su uno sperone che domina il fiume Omo, che scorre placido sotto di noi, attraversando verdi foreste: una delle immagini naturali più belle di tutto il raid. Quindi via, attraverso una pista in quota rocciosa, che poi scende sino ad una sabbiosa savana. Qui le tracce della pista si perdono e dobbiamo affidarci alla nostra guida la quale, non senza difficoltà, ritrova la pista. Più volte perderemo e ritroveremo la pista, sotto un sole cocente ma con un paesaggio di una selvaggia bellezza straordinaria. Incrociamo anche due donne indigene, affaticate dal caldo ed alle quali diamo un po' d'acqua. La savana, da arida e brulla si trasforma in un'esplosione di verde, tanto intenso che le moto fanno fatica a farsi largo attraverso l'intricata vegetazione, Ad un certo punto la moto di Paolo si arresta improvvisamente senza motivo. Proviamo e riproviamo a farla partire, con l'ansia che ci prende, visto che le ore passano e questa zona è popolata da elefanti e leoni…Michele prova togliere il filtro aria e la moto riparte; ecco qual è il problema, pensiamo! Ma non sarà così. Prima del campo incrociamo un fiume da attraversare…non un semplice guado, ma un vero e proprio fiume! Facciamo attraversare la jeep con la guida e con ORRORE vediamo che l'acqua è altissima. Ma non abbiamo alternative, dobbiamo provare. Michele parte, affiancato però ai lati da Paolo e Carlo, in caso di emergenza. L'acqua arriva a filo dell'uscita dello scarico, e con difficoltà riusciamo però tutti ad arrivare sull'altra sponda. Qui ci attende il campo, un ranger armato di guardia contro possibili attacchi notturni di animali o altro, ed una famiglia di babbuini che ci farà compagnia anche durante la cena, anche questa sotto una stellata incredibile. Poi ci infiliamo in tenda, con gli stivali che ancora si stanno asciugando davanti ad un crepitante fuoco.


23-09-08 Mago-Jinka km.80 : giornata intensa questa, che si apre con la scoperta che la jeep di appoggio a bucato in più punti il radiatore acqua ed è in panne. L'alto guado di ieri infatti ha rotto le pale della ventola che spezzandosi in mille pezzi ha bucato appunto il radiatore. Cerchiamo di riparare alla meglio con l'acciaio liquido che abbiamo in dotazione…ma il tempo corre. Lasciamo allora la guida a completare l'intervento e noi ci dirigiamo con le moto verso i villaggi Mursi; ci diamo appuntamento con la vettura lungo la pista. Dopo un primo tratto di pista in una fitta savana, il percorso diventa sassoso ed impegnativo. Giungiamo nel primo villaggio Mursi, dove rimaniamo veramente impressionati da questo popolo, le cui donne hanno il labbro inferiore deformato da grandi piattelli labiali. Questo popolo è però anche molto aggressivo è così dopo una breve sosta decidiamo di ripartire. Incrociamo la jeep ferma con il motore in ebollizione…la riparazione non ha tenuto. Contemporaneamente Paolo buca al posteriore e così ci dobbiamo fermare a riparare sotto un sole implacabile. Quando terminiamo scopriamo che la moto non riparte più. Le tentiamo tutte ma niente da fare….Abbiamo la jeep di appoggio con viveri ed acqua in panne e la moto di Paolo bloccata!! Io e Carlo decidiamo allora di andare a cercare aiuto al più vicino villaggio, e dopo una ventina di chilometri e qualche guado giungiamo a Jinka, dove riusciamo a reperire un pick-up….naturalmente dietro pagamento estorsivo da salasso…! Comunque riusciamo a far recuperare moto e trainare jeep sino all'ostello del villaggio. Smontiamo la pompa benzina della moto di Paolo e scopriamo che, a causa della benzina terribile, è andata! Carichiamo la moto su un pick up che la porterà sino ad Addis Abeba, mentre Paolo a malincuore troverà posto sulla jeep, che sta per essere riparata.


24-09-08 Jinka-Arba Minch km.255: pista varia, con tratti sabbiosi ed alcune pietraie che scompongono l'anteriore delle moto. In una di queste Carlo cade per fortuna senza conseguenze per lui ed il mezzo. Il paesaggio è quanto di più spettacolare si possa immaginare, con una luce tersa che illumina gli scenari che ci offre la Rift Valley. Incrociamo villaggi e qualche lungo guado; si vede che qui ha smesso di piovere da poco. La nostra marcia è però rallentata dalla jeep che ancora non è a posto e che si dovrà fermare per ulteriori riparazioni. Noi comunque proseguiamo. Arrivati a Konso incontriamo finalmente (dopo molti giorni) un po' d'asfalto e non ci sembra vero sentire le nostre BMW andare via.."lisce"; una vera goduria. Poco prima di Arba Minch ci coglie l'oscurità e con quella i pastori che ritornano alle capanne con le greggi dai pascoli. Bisogna fare attenzione perché mucche, tori e pecore improvvisamente invadono la carreggiata, costringendoci a scarti pericolosi. Altro pericolo sono gli autisti dei grossi mezzi, che inebetiti da ore e ore di guida e da droghe, ogni tanto vorrebbero abbracciarti con il loro camion. Arriviamo con il buio presso il lodge, stanchi ed affamati, seguiti dalla jeep che nel frattempo ha limitato gli inconvenienti.


25-09-08 Arba-Minch- Chamo-Dorze-Arba Minch km.50: giornata dedicata alla visita del Lago Chamo e dintorni. Prima però dobbiamo discutere animatamente con il proprietario del pick-up che deve riportare la moto di Paolo ad Addis. Lui vuole l'intero importo subito, mentre noi vorremmo dargliene metà, con il saldo a "missione compiuta". Il braccio di forza va avanti diverse ore finchè alla fine dobbiamo capitolare, facendoci firmare un foglio nel quale l'autista dichiara di aver ricevuto tutto l'importo e che porterà la moto all'aeroporto….mah, speriamo di rivederla. Partiamo quindi per il lago Chamo e dopo aver attraversato una palude di fango arriviamo sulle sponde. Una barchetta instabile ci carica a bordo, portandoci ad ammirare gli incredibili ippopotami che abitano questo specchio d'acqua e gli enormi coccodrilli, i più grandi dell'Africa. Al ritorno decidiamo di andare a visitare il popolo Dorze nel loro giorno di mercato, dopo aver percorso uno sterratone che sale in quota. Lo spettacolo che ci si para davanti è impressionante. Questo è principalmente il mercato della carne e funziona così: gli animali (mucche, tori, pecore, capre ecc) vengono portati vivi sulla piazza di terra e lì sgozzati, fatti a pezzi e svuotati delle interiora. Sembra di assistere ad una vera e propria mattanza, ad un film dell'orrore….uno spettacolo per stomaci forti. Visitiamo anche alcune capanne Dorze, caratteristiche per il loro "nasone" e fatte volutamente a forma di testa di elefante, per ricordare che questa zona una volta era popolata da questi grandi mammiferi.


26-09-08 Arba Minch-Langano km. 308: la strada costeggia lo stupefacente Lago Abyala, uno dei più grandi d'Africa ed è a tratti asfaltata (pessimo stato) a tratti sterrata, per cui bisogna continuamente fare attenzione per questi cambi di fondo, adeguando la guida. Giungiamo verso sera a Shashemene e proseguiamo. Ad un certo punto, nell'oscurità, vediamo brillare ai lati della strada un grande falò, con gente in abiti tradizionali che balla attorno. Con le moto ci avviciniamo al fuoco e ci sembra di essere proiettati indietro di secoli; questa gente sta festeggiando la tradizionale festa del Meskal (Ritrovamento della Croce) la più importante festività religiosa etiope. Dopo esserci inebriati di questa atmosfera ripartiamo ed imbocchiamo uno sterrato compatto. Una deviazione e ci ritroviamo a fare i conti con fango ed enormi pozzanghere; qui ha piovuto per tre giorni di seguito! Non ci voleva, siamo stanchi e più volte rischiamo di cadere, con i nostri tassellati ormai ridotti all'osso che spesso si riempiono di fango. Finalmente arriviamo a destinazione, e lo stupendo e selvaggio ecolodge che ci accoglie ci solleva il morale. La sera prendiamo sonno subito, nonostante i babbuini ed altri animali che fuori dalla capanna strepitano.


27-09-08 Langano-Addis Abeba: km 242 ultimo giorno di viaggio. Dobbiamo essere all'aeroporto verso le 13, per sbrigare in tempo le pratiche di imbarco moto; speriamo vada tutto bene. Invece, appena inforchiamo le moto, ci accorgiamo che Carlo ha forato al posteriore! L'operazione di sostituzione della camera d'aria ci porta via un'ora circa e poi via, a ritroso sul fango e le pozzanghere per riprendere la pista principale. Ma con la luce ed un buon sonno alle spalle è tutto un po' più semplice. Riprendiamo la pista che poi si trasforma in un bell'asfalto. E' fatta pensiamo, ora dritti e senza problemi sino ad Addis. Invece, dopo 80 km circa, la moto di Michele comincia a sputacchiare e a perdere colpi…la pompa della benzina sta partendo! Michele tiene duro e con un filo di gas…ed un filo di sudore che gli esce dal casco, riesce a portare la moto all'aeroporto, dove muore definitivamente. Le pratiche di imbarco saranno lunghe e complicate, anche perché con la scusa della festività religiosa il personale doganale è al minimo. Ma ce la facciamo. La sera un'ultima cena tipica per festeggiare e poi all'una di notte del 28 settembre saliamo sulla scaletta dell'aereo che ci riporterà a casa. Ma già sentiamo l'irresistibile voglia di ritornare presto da queste parti: qualcuno la chiama Mal d'Africa.

16-18 Gennaio 2009: Marco Polo Team al Motor Bike Expo di Verona


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